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“Passus. Attraverso confini sottili”

 

Mostra Personale di Simone Berno

a cura di Nicola Galvan

Galleria Civica Cavour

Piazzetta Cavour (PD)

Dal 6 giugno al 5 luglio 2026

Orari: giovedì 15:30-19:30;

venerdì, sabato, domenica 10:00-13:00 e 15:30-19:30

Ingresso libero

COMUNICATO STAMPA​

 

La materia, nelle opere di Simone Berno, non è mai semplice superficie: è deposito del tempo, membrana, pelle che trattiene vissuto, trasformazione, esperienza.

 

Ogni materiale usato dall’artista custodisce qualcosa, un’ossidazione, una ferita, un’assenza, e diventa testimonianza silenziosa di ciò che attraversa il tempo senza scomparire del tutto.

 

È questo nucleo tematico ad essere all’origine di Passus. Attraverso confini sottili, la personale che sarà inaugurata venerdì 5 giugno alle 18.30 negli spazi della Galleria Civica Cavour di Padova, a cura di Nicola Galvan.

 

Un progetto espositivo che raccoglie quattordici opere astratto-materiche realizzate dall’artista padovano attraverso assemblaggi di materiali recuperati e, in questa occasione, contestualizzate in un percorso scandito da soglie e passaggi in cui il gesto del guardare coincide con quello dello scostare, del penetrare, del cercare.

E ritrovare.

Più che una mostra convenzionale, Passus si configura dunque come un’esperienza in cui il visitatore non osserva semplicemente le opere: le raggiunge attraversando i “confini sottili” rappresentati dalla sospensione di fogli di cellophane e teli termici, che assumono il valore di altrettante membrane trasparenti e riflettenti che alterano la percezione dello spazio e del corpo.

Spiega Simone Berno: “L’installazione sarà realizzata attraverso la sospensione di circa 700 metri quadrati di film in cellophane trasparente, tagliato in teli verticali di circa 5 metri di altezza. I teli presenteranno leggere variazioni di densità, opacità, tensione e piegatura così da creare imperfezioni, disturbi visivi e differenti reazioni alla luce.

Lungo il perimetro della galleria, prima delle pareti espositive, verranno installati teli termici riflettenti che amplificheranno la diffusione luminosa e le rifrazioni generate dal cellophane, contribuendo a creare un ambiente visivamente liquido e instabile.”

Barbara Codogno - Ufficio Stampa

INCONTRI CON L'ARTISTA E IL CURATORE

Radicale, fluida e, al tempo stesso, intensamente corporea.

 

In questi termini può essere descritta
l’esperienza offerta da Passus. Attraverso confini sottili, la mostra che Simone Berno ha allestito negli spazi della Galleria civica di Padova.

Radicale, dunque.

Non solo perché i valori evocativi del lavoro di Berno sono da sempre pertinenti alle radici a ciò che si trova della vicenda umana, collettiva come individuale: il suo rapporto con il tempo, gli eventi che, lungo il suo scorrere, ne decidono le svolte e mutano gli scopi. Ma anche perché, in questa occasione, l’artista ha scelto di procedere a una sorta di azzeramento iconografico, realizzando un’installazione calcolatamente invasiva chiamata a schermare parzialmente le opere collocate sulle pareti.

Costituita da una prima cerchia di fogli sospesi di cellophane, da una seconda di teli termici analogamente appesi, l’installazione sostituisce a ogni proposito figurativo o figurale puri effetti di trasparenza e riflessione. Grazie a un minimo rimaneggiamento dei materiali, in concorso con l’uso meditato delle luci della sala, l’artista ha creato un ambiente “liquido” e instabile a livello percettivo, reso ancora più coinvolgente dai fenomeni di riverbero generati tra gli elementi chiamati a tagliare lo spazio tridimensionale.

Il visitatore sperimenta così un trascorrere fluido tra velari e sipari ideali, attraverso i quali è indotto ad aprirsi, di volta in volta, un varco. Ed è questo tipo di percorso ad assumere il valore di esperienza fisica, conducendo chi lo intraprende a spostare i sottili elementi sospesi, a sentire in qualche caso sul proprio corpo l’energia dei materiali di cui sono fatti.

Viene perciò a configurarsi, simbolicamente, una sorta di ripetuto rito di passaggio, che sfocia nella rivelazione delle opere collocate lungo il perimetro della Galleria.

Ad apparire sono allora quattordici opere astratto materiche, ottenute in virtù della combinazione di materiali residuali di origine metallica.

Si tratta di lavori che ricordano i formati e i ritmi compositivi della pittura non figurativa, ma che possiedono una presenza tridimensionale affine a quella delle opere scultoree. Essi hanno conosciuto una genesi lunga e paziente, che ha visto l’artista dirigere i processi di ossidazione che li animano e che regalano loro la facoltà di dare voce al tempo, evocando del pelle la sua azione sulla mondo, delle cose, degli esseri viventi.

Grazie alle loro simmetrie e ad alcune allusioni iconografiche, le opere sembrano richiamare il territorio del corpo o, meglio, ciò che si trova sotto la sua superficie: organi vitali, gabbie toraciche, colonne vertebrali.

Ma questa immaginaria scarnificazione dell’essere umano è già richiamata, in senso spirituale, dal primo confine che il visitatore ha varcato. Ovvero, dai 700 metri quadrati complessivi di cellophane ove l’artista vede il manifestarsi di anime spogliate di ogni sicurezza, la cui fragilità diventa presenza vibrante, avvertibile nelle deboli rifrazioni che attraversano le loro superfici.

Chi le oltrepassa è destinato a incontrare la luminosità riflessa dei teli termici e, soprattutto, la loro facoltà di riscaldare e proteggere sino a quando la fragilità non si muti in forza: una diversa fase dell’identità che, sembra suggerire l’artista, si trova solo ad passo. Camminare, guardare, sono i verbi che esprimono le azioni primarie che ogni spettatore è chiamato a compiere per visitare una mostra d’arte.

Con essi il progetto espositivo gioca consapevolmente sin dal suo titolo, richiamando le loro avventure semantiche attraverso il tempo e il linguaggio.

Oltre ad essere la radice latina di “passo”, passus - quale participio passato del verno pandere - lo è anche del francese passage, a cui la lingua italiana deve il sostantivo “passaggio”.

Ciò che la mostra offre al visitatore è in effetti un transito ininterrotto tra occultamenti e apparizioni; un cammino in cui l’atto di velare viene separato da quello di svelare da un ultimo, impalpabile, confine sottile, quello dell’attesa.

Nicola Galvan - Curatore

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